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LA LIBIA

 

 

I LUOGHI

 

Perché la Libia?


Perché ci ha colpito con la sua genuinità, con la semplice e silenziosa realtà dei suoi ambienti, che ci portano a riflettere sul nostro mondo e su noi stessi.
La riteniamo inoltre la valida alternativa nel nostro Mediterraneo a quanto già pienamente sfruttato: a 2 ore di volo dalle nostre città, questo paese riesce a soddisfare le aspettative dei viaggiatori più esigenti, offrendo tutte le sfumature per una vacanza completa.
La costa libica, tipicamente mediterranea, dalla Tunisia all’Egitto, si estende con fertili colline e rigogliosi frutteti, orlata da spiagge di sabbia bianca, su un mare turchese e cristallino, ancora non invaso dal turismo di massa.
Alle spalle, altopiani e massicci montuosi dove si possono scoprire resti e tradizioni dei berberi, il più antico popolo del nord Africa, per finire nel “deserto dei deserti”: il Sahara.
E anche qui, nel deserto libico, possiamo trovare gli aspetti più svariati che questa meraviglia della natura può offrire: dal mare di dune dell’erg di Ubari, puntellate in alcune zone da straordinari laghetti azzurri, al labirinto di pietra dell’Akakus, dalla sabbia argentea del vulcano Waw an Namus, ai picchi del Tibesti al confine con il Ciad.
E queste ricchezze della natura, inoltre, sono lo scrigno perfetto per le ricchezze artistiche di cui la Libia è piena: dalle rovine delle antiche città romane e greche che si affacciano sul Mediterraneo, ai granai-fortezza berberi, fino agli straordinari siti preistorici di arte rupestre della regione sahariana.
Infine, l’interessante varietà di razze con le loro culture e tradizioni, la loro discreta cordialità e la simpatica accoglienza che riservano al viaggiatore in ogni ambiente e occasione, contribuiscono a rendere ancora più stimolante quello che vogliamo offrirvi: non solo una vacanza, ma un’esperienza di viaggio alla scoperta di nuove, insolite emozioni!
E visitare questo paese è stata per noi una scoperta continua, non solo per le immagini che appaiono allo sguardo, ma, e soprattutto, per quello che c’è oltre…… e che speriamo di trasmettervi.

Andrea Costanzo
General Manager

 

 

 

LIBIA MEDITERRANEA

 

Lungo la fascia costiera si sono susseguite diverse civiltà, dai Fenici ai Greci, dai Romani agli Arabi, e di ognuna troviamo splendide testimonianze nei resti delle grandiose città, centri d’arte e cultura, fondate durante i vari domini.

La libia Mediterranea comprende le due zone principali della Tripolitania e della Cirenaica.

LA TRIPOLITANIA

Si affaccia sul mare nella parte nord occidentale del paese fino a sud di Tripoli, dove inizia il Jabel Nafusah, la regione berbera, e si estende fino al Golfo della Sirte a est. Fu colonizzata dai Fenici e fece parte dello stato di Cartagine e della provincia romana d’Africa.
Clima e vegetazione sono tipicamente mediterranei: frutteti, uliveti, macchia e campi di grano e orzo si alternano a palme da dattero e altre specie botaniche proprie del clima sub-desertico.
La regione comprendeva le tre città di Oea: Tripoli, Sabratha e Leptis Magna.

Tripoli
L’antica Oea, fondata dai Fenici nel IV secolo a.C. fu poi colonia romana e rimase una piccola città, l’attuale “medina”, fino all’Ottocento. Il XIV e XV secolo vedono il fiorire della città araba, di cui rimangono molti edifici, ma i suoi monumenti più significativi sono opera dei turchi che innalzarono la maggior parte delle moschee, degli hammam e dei suq. La conformazione della città vecchia e i suoi confini furono definiti dalla potente dinastia dei Karamanli che governò Tripoli per tutto il XIX secolo. L’espansione urbanistica di Tripoli oltre la città vecchia inizia con la colonizzazione italiana. Grandi viali fiancheggiati da bianchi palazzi in stile coloniale italiano degli anni Trenta, si diramano a raggiera dalla grande Piazza Verde, il cuore della capitale aperto da un lato verso il mare e dominato dal Castello, che ospita l’interessante Museo Nazionale di Archeologia, realizzato con la consulenza di archeologi italiani e dell’UNESCO e considerato una delle più belle esposizioni di arte classica del Mediterraneo. Punto di congiunzione di vari stili architettonici e di varie epoche , la Piazza Verde unisce all’eleganza dei palazzi italiani e del lungomare, il fascino della medina, una delle più estese del Nord Africa. La città vecchia, la cui entrata principale è a pochi passi dal Castello, si immerge, con il suo labirinto di stradine, i caratteristici suq, le antiche moschee, in un’atmosfera d’altri tempi. E qui, proprio di fronte alla moschea Gurgi con l’alto minareto, il verde portale che si apre su delicate colonne dai capitelli decorati, raffinate maioliche e preziosi stucchi, si innalza l’ultima testimonianza di età romana rimasta a Tripoli, l’Arco di Marco Aurelio.

 

Sabratha
Nell’area di Sabratha iniziano ad approdare mercanti fenici e punici che cercavano nuovi mercati nel Mediterraneo occidentale, anche se le fonti antiche ne cominciano a parlare nel IV secolo a.C. e il suo momento di massimo splendore viene raggiunto sotto i Romani. Nei primi secoli dopo Cristo, infatti, si riempì di edifici pubblici e privati le cui rovine si possono ancora ammirare ai nostri giorni. Posta in riva al Mediterraneo, anche se il porto aveva la sua importanza, Sabratha era, nel complesso una città provinciale, con modesti materiali da costruzione, elementi decorativi privi di particolare finezza, statue molto artigianali. Doveva essere però un centro sensibile alla cultura, essendo dotata di un monumentale teatro, uno dei migliori tramandataci dall’antichità. Posto di fronte al mare con un fronte scenico a tre ordini di colonne e un pulpito decorato da rilievi con figure di divinità, scene a soggetto mitologico o teatrale, è stato ricostruito dagli archeologi italiani negli anni Trenta con una colossale opera di restauro. Non mancano inoltre le testimonianze delle prime affermazioni della religione cristiana: nel quartiere del foro ci sono i resti di due basiliche, ed altrettante ne sorgevano a nord del teatro. Di esse risaltano soprattutto gli splendidi e coloratissimi mosaici pavimentali.

Leptis Magna
I pochi abitanti che vivevano in questa zona prima che iniziassero gli scavi archeologici, la chiamavano la “città delle ombre bianche”, per le spettrali figure di statue che apparivano e sparivano come fantasmi ad ogni soffio di vento che muoveva le sabbie circostanti.
Leptis era una delle più antiche colonie fenice d’Africa, abitata già all’inizio del primo millennio a.C. e fu fondata per il commercio con l’interno e come porto intermedio tra Alessandria e Cartagine. I Romani vi posero una guarnigione durante la guerra contro Giugurta e da allora la città potè godere di una considerevole autonomia, ma il suo sviluppo ebbe un impulso decisivo con l’ascesa al trono imperiale di Settimio Severo, nativo di Leptis nel 146 d.C. . Leptis venne praticamente ridisegnata secondo i canoni urbanistici romani, pur nel rispetto degli orientamenti degli edifici più antichi; vennero innalzati nuovi e grandiosi monumenti (il teatro e i templi del foro), mentre i più vecchi venivano rivestiti di marmi pregiati. Nel V secolo, con il declino dell’impero e l’interramento del porto, Leptis “la Grande” era ormai giunta alla fase finale della sua lunga storia. Solamente nel 1911, con l’occupazione italiana della Libia, iniziò un sistematico lavoro di scavi archeologici che fece riemergere dalle sabbie un complesso monumentale che raramente si incontra al di fuori di Roma o Atene.

 

LA CIRENAICA
Alla grande prominenza litoranea della Tripolitania, che si inoltra nel Mediterraneo di fronte alla Sicilia, corrisponde ad est, l’altra sporgenza del territorio libico conosciuta come Cirenaica, che si protende di fronte al Peloponneso, non lontano dall’isola di Creta. La Cirenaica sembra appartenere geologicamente più al continente europeo che a quello africano: la sua costa alta e articolata costituisce il ciglio di un altipiano calcareo che culmina nella “Montagna Verde”, come la chiamarono gli Arabi per i suoi boschi di ginepro, cipressi e lentischi. Il suo paesaggio dolce e ameno con morbidi rilievi e pianori ondulati, rivela qua e là gole selvagge, terrazze e dirupi rocciosi; il verde della macchia mediterranea si alterna in estate all’oro dei campi di grano con squarci d’azzurro e turchese in prossimità del mare. La colonizzazione greca, iniziata nel VII secolo a.C., ha plasmato la storia antica di questa terra che i greci già chiamavano Libia. Con il dominio del predominio greco essa venne a far parte dell’Egitto tolemaico per poi diventare, nel I secolo a.C., la provincia romana della Cirenaica.
Cirene, Apollonia, Tolemaide, Tocra e Bengasi sono i nomi delle fiorenti città che formarono la Pentapolis. Secondo gli archeologi questi antichi centri d’arte e cultura riservano ancora grandi scoperte. Oggi la bellezza intatta dei luoghi, che il mondo del turismo si appresta a scoprire, offre al visitatore quei silenzi e quelle atmosfere che altri siti del Mediterraneo non possono più permettersi.

Bengasi
Bengasi sarebbe sorta sulle rovine della antica Esperides, fondata dai Greci alla fine del VI secolo a.C., divenendo poi Berenice in epoca tolemaica. La città visse in seguito alterne vicende: fece parte dell’impero romano, subì la distruzione dei Vandali, ebbe un periodo di stabilità con i Bizantini, fu conquistata nel 643 dagli Arabi e poi dai Turchi. Nel 1911 gli Italiani la conquistarono dal mare e ne fecero rapidamente una “città italiana in Nord Africa” di cui rimangono testimonianze nell’architettura. Oggi è un porto attivo e un vivace centro commerciale con moderni quartieri e il vecchio nucleo della città araba.

Cirene
Cirene fu, nel corso dell’antichità, la più grande città greca d’Africa, la più ricca, la più prospera. Fondata dai Greci dell’isola di Thera (Santorini) presso una fonte sacra al Dio Apollo, essa divenne così potente da rivaleggiare con Cartagine. Costruita in una magnifica posizione, la città si sviluppava a diversi livelli. Il complesso più importante di Cirene è il santuario, che consiste in una vasta area coltivata a boschetto, recintata da un muro e contenente il tempio di Apollo. Questo è di stile dorico ed ha di fronte un grande altare. Poco distante sorge il tempio di Artemide e poi un tempietto dedicato ad Iside. Sul pianoro della collina occidentale si trova il quartiere dell’agorà, sulla collina orientale si innalza il maestoso tempio di Zeus, per la cui costruzione è stato utilizzato calcare conchiglifero locale. Nel V secolo d.C. fu costruita la basilica a tre navate con abside a cui Giustiniano aggiunse splendidi mosaici con scene di uccelli, animali e momenti di vita agreste. Un altro settore di Cirene è la vasta necropoli con tombe ipogee e cappelle funerarie, che circondava buona parte della città lungo il fianco della montagna.

Tolemaide
Anch’essa in riva al mare, adagiata su fertili declivi della Montagna Verde, colpisce il visitatore con la prima sensazione del profumo di tamerici ed eucalipti, mescolato alla brezza salmastra del mare. Il nome è sintomatico delle sue origini ellenistiche, ed anche l’impianto urbano non lascia adito a dubbi: tutte quelle vie che si incrociano regolarmente ad angolo retto, dividendo isolati di ugual misura, seguono le regole auree di un antico architetto dell’Asia Minore, Ippotamo da Mileto. L’edificio più importante di Tolemaide è il Palazzo delle Colonne, con peristilio centrale, intorno al quale si aprono aule, sale minori ed una grande sala colonnata. Non mancano altri edifici importanti, pubblici e privati, e le grandi cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.

Apollonia
Mentre Cirene era posta su una ventosa collina, Apollonia sorgeva in riva al mare. Fu in età ellenistica che questo centro, che costituiva il porto naturale per Cirene, divenne città a se stante con il nome della divinità protettrice della città principale. Della città greca e romana è rimasto poco: i resti delle imponenti mura di cinta e il delizioso teatro ellenistico restaurato in epoca romana, che sorge isolato in una bellissima posizione proprio di fronte al mare. Alcuni terremoti, a pochi anni uno dall’altro, nel IV secolo d.C. rasero a suolo l’insediamento, e le rovine fecero la fortuna di architetti cristiani che con colonne, capitelli e fregi vari, costruirono almeno quattro basiliche. Queste sono poste una dopo l’altra, da ovest ad est, in posizione rialzata sopra fondazioni di edifici precedenti. Tutte hanno pavimenti a mosaico, spesso su più strati. Per il viaggiatore che è alla ricerca di suggestioni mistiche è il luogo ideale.

Qasr Libia, Ras El Hilal
Immersa nella solare campagna cirenaica, tra Apollonia e Tolemaide, la località di Qasr Libya offre al visitatore un gioiello inestimabile. E’ il pavimento di una basilica bizantina del 539 d.C. formato da tesserine che compongono raffinati mosaici con scene mitologiche, immagini di regnanti, simboli cristiani e pagani, figure di animali. Una strada che sale da Al Bayda lungo un versante della Montagna Verde conduce sulla panoramica terrazza di Ras el Hilal (Capo della Luna) ricoperta di macchia mediterranea. Qui sorgono i resti di alcuni mausolei consolidati dagli archeologi italiani nel 1935, a testimonianza della ricchezza e della fede dell’imperatore Giustiniano, ma anche della diffusione del cristianesimo fra le comunità locali.

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LA REGIONE BERBERA DEL JABEL NAFUSAH


Viaggiando da Tripoli verso l’interno si arriva alla scoscesa scarpata settentrionale dell’altipiano denominato Jabel (montagna) che si innalza fino ai 900 metri del Jabel Nafusah, che rimase anche dopo le invasioni degli Arabi, il rifugio di una popolazione berbera di razza pura e oltre il quale iniziano, oggi come allora le immense distese di sabbia e roccia del Sahara.


GHARYAN
Situata a sud di Tripoli sulle prime alture del Jabel, in posizione elevata , Gharyan è una cittadina prevalentemente moderna, con un clima ventilato e fresco anche d’estate. L’approssimarsi alla città è indicato da esposizioni di terrecotte dai vivaci colori lungo la strada. Nelle vicinanze di Gharyan sono rimaste alcune testimonianze delle case troglodite in cui vivevano un tempo le locali popolazioni berbere. Si tratta di abitazioni sotterranee con una sorta di pozzo quadrangolare a cielo aperto scavato a sei metri circa dal suolo, con funzione di cortile, a cui si accede attraverso un corridoio buio e angusto. Al centro del cortile vi è una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana mentre sulle pareti laterali si aprono le stanze dove la temperatura rimane piacevolmente costante. Ogni stanza serviva da ricovero ad una famiglia. Altre porte più piccole conducevano ai ripostigli e ai ricoveri delle bestie.

 

KABAW, NALUT, QASR EL HAJ
Interessanti esempi di antiche costruzioni berbere si trovano poco fuori del moderno villaggio di Kabaw che si estende su un aperto ed elevato pianoro, nella cittadina di Nalut, scenograficamente appollaiata sulla cima di un’altura e nel piccolo borgo di Qasr el Haj. Visti dall’esterno questi complessi in pietra e fango sembrano castelli, in realtà erano granai fortificati dove ogni famiglia del villaggio conservava i propri mezzi di sostentamento mettendoli al sicuro. Appena superata il portone d’ingresso, l’impressione è quella di un’alveare: centinaia di piccole aperture alle pareti, dove venivano depositate le granaglie e l’olio.

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L’OASI DI GHADAMES

Dopo il Jabel Nafusah, Ghadames rappresentava un tempo la prima o l’ultima tappa per le carovane che attraversavano il deserto. Situata in prossimità dei confini con l’Algeria e la Tunisia Ghadames ha origini che si perdono nella leggenda. Cinta da mura, la città vecchia, disabitata dagli anni ’80, è considerata un vero capolavoro di edilizia ed è sotto la tutela dell’UNESCO, che l’ha restaurata. Nei vicoli coperti regna l’ombra e la frescura, anche quando la temperatura esterna si avvicina d’estate ai 50 gradi: le sette porte d’accesso, che venivano chiuse al tramonto, sono situate in modo da generare correnti d’aria che, riscaldandosi, salgono verso l’alto e fuoriescono da interruzioni della volta, unici punti attraverso i quali il sole riesce a filtrare. L’andamento a zig zag di questi corridoi, interrotti qua e là da piazzette, non consente inoltre alla sabbia di penetrare in caso di vento. Le case ad un solo piano, terminano con una terrazza e sono unite le une alle altre dalla volta posta al di sopra delle strade: in questa seconda città che guarda verso il cielo si svolgeva la vita quotidiana delle donne. Dal punto di vista sociale la città era suddivisa in due parti, abitate rispettivamente da Arabi e Berberi, e l’unico spazio comune era rappresentato dalla piazza del mercato dove sorgono le due moschee.

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LIBIA SAHARIANA

 

IL FEZZAN
Si estende nel sud ovest ai confini con Algeria, Niger e Ciad a circa 600 km dalle coste della Tripolitania, terra di passaggio tra il Mediterraneo e l’Africa Nera. Era abitato dai Garamanti, misterioso popolo guerriero, civiltà oggi scomparsa. Il Fezzan è uno dei cuori del Sahara, un intreccio di sabbia e roccia, di montagne e dune grandiose, uniche al mondo: è il regno della solitudine e del silenzio, dei cieli perfetti e delle tempeste di sabbia:

 

LA REGIONE DEI LAGHI
A sud dell’erg di Ubari, appaiono improvvisamente, come un miraggio tra le dune, 21 laghi circondati da una ricca vegetazione e da palmeti. I più importanti e suggestivi sono: Mafhou, che cambia colore durante il giorno, Mandara, quasi prosciugato, in modo da vedere la crosta salina che lo ricopre, il più piccolo e bello è Um el Ma, in una stupenda scenografia di dune e palme, mentre il più grande è Gabroun, sormontato da una duna altissima e con una salinità molto elevata, da poter rimanere a galla senza fatica. A ridosso di quest’ultimo si trovano i resti del villaggio che fu abitato dai “douada”, una comunità oggi costretta a trasferirsi nella nuova “Gabroun”, lontano da quel lago che fa parte del loro sostentamento. Infatti, nella stagione invernale, si formano sulla superficie del lago, colorandola, dei minuscoli crostacei rossi, i “douada” appunto (vermi), che hanno dato il nome a questa popolazione, le cui donne raccolgono questi crostacei, facendone dei pani.

 

L’ACACUS
Situato a est della cittadina di Ghat, tra Libia e Algeria, l’Acacus è un labirinto di pietra, uno straordinario paesaggio solcato da wadi, dove le montagne si sono sbriciolate in archi, tunnel e grotte modellate dal vento e dalla sabbia, dune rossastre si sono ammassate al centro di falesie insuperabili e le valli si alternano a vasti altipiani. Queste pareti rocciose sono state scelte dagli artisti della preistoria per raccontarci aspetti della loro vita quotidiana attraverso incisioni e pitture di grande bellezza, esempi di arte rupestre considerati tra i più belli del continente africano, alcuni dei quali risalgono a più di seimila anni fa, e che ci raccontano la storia climatica del Sahara e quella dei suoi abitanti nei millenni. Si sono individuate almeno cinque grandi fasi dell’arte rupestre sahariana. Inizialmente le immagini di animali selvatici, cui subentra il periodo delle “teste rotonde”. Nella terza fase protagonista delle rappresentazioni più spettacolari è la mucca che diviene da allora un elemento essenziale del paesaggio africano. Le ultime fasi denunciano il progressivo inaridimento dell’ambiente: il Sahara è diventato un luogo di passaggio, attraversato da bighe trainate da cavalli; il cammello fa la sua comparsa disegnato con minore incisività, quasi a denunciare l’esaurimento di un’epoca felice.

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