Jaipur

04/09/2018
Asia, Medio Oriente

Jaipur, nota anche come la “San Pietroburgo dell’India“, è una suddivisione classificata come “Corporazione municipale” dello stato federato del Rajasthan, i cui abitanti sono distribuiti in una superficie di circa 200 chilometri quadrati. Sorge sulle antiche colline Aravalli, ad un’altitudine media di 430 metri sopra il livello del mare.

Secondo la tradizione l’attuale territorio di Jaipur, durante il X secolo d.C. era l’antico stato di Dhundar, governato dalla dinastia Kachwaha, che rivendica una discendenza diretta dall’eroe Rama, una delle apparizioni terrene del Dio Vishnu: allora la capitale era Amber, vista la sua posizione strategica sulla strada per Dehli. Nel 1526 i sovrani si allearono alla dinastia Mogol di Babur, che si era impadronito sia di Dehli che di Agra, stabilendo vincoli di parentela con i suoi successori. Nel 1727 la capitala del regno sarebbe stata trasferita alla neonata città di Jaipur, sorta per il volere del maharaja Sawai Jai Singh e divenuta subito famosa come la “città rosa“, visto il colore predominante della maggior parte delle sue abitazioni.

La corporazione di Jaipur si pose sotto la tutela britannica nel 1818, a causa delle aggressioni subite da parte del vicino stato Maharashtra, quindi, nel 1949, cessò di esistere come stato venendo incorporata nel Rajasthan. L’ultimo sovrano di Jaipur è stato Sawai Man Singh (1911-1970) ed è ricordato per avere retto il periodo di transizione lavorando alacremente alla promozione del turismo.

Oggi con “città rosa” intendiamo il gruppo di edifici presenti dentro le antiche mura di Jaipur, alte circa 6 metri, spesse quasi 3 e consentono l’accesso tramite 7 porte. Si tratta di una zona nota soprattutto per il City Palace, l’antica reggia di Jaipur dove dimorano tutt’ora i successori di Sawai Jai Singh e per i suoi bazar. Non a caso, l’economia locale è alimentata soprattutto dalla lavorazione di pietre preziose e dalla vendita di gioielli: la città pullula di negozi tradizionali di artigianato, gemme, bracciali, ceramiche, prodotti in cuoio, prodotti in metallo, ma anche tappeti e tessili vari; Jaipur è infatti uno dei più grandi produttori di tappeti annodati di tutta l’India.

Il ruolo culturale di Jaipur è però evidente anche in tempi più moderni e, incredibile a dirsi, tocca l’Italia molto più di quanto non potremmo immaginare. La città infatti ha dato i natali a Ghan Singh, poeta e saggista indiano noto nel nostro paese per la sua straordinaria attività di studio sull’opera di Giacomo Leopardi. Singh ha insegnato in Università quali quella di Macerata, quella di Trieste, quella di Urbino e alla Bocconi di Milano e, dopo il ritiro dalla Queen University di Belfast, dove è stato professore emerito, nel 2001 ha ottenuto la cittadinanza onoraria a Recanati dal Centro Nazionale di Studi Leopardiani come riconoscimento del suo straordinario lavoro su uno delle figure più importanti della letteratura mondiale.

Rimanendo in tema di cultura e tradizioni, finiamo col segnalare uno degli eventi più rappresentativo del territorio, ovvero il Festival degli Elefanti: una processione di elefanti, cavalli e cammelli che ha luogo durante il mese di marzo e che viene accompagnata da musica e danze. La manifestazione ha origini radicate nei tempi passati di Jaipur: l’elefante era un animale tenuto in grande onore, che veniva utilizzato sul campo di battaglia, per il trasporto di materiali, ma anche per dilettare figure di rilievo. Una tradizione che in qualche modo continua nonostante dovute differenze se consideriamo che gli elefanti vengono impiegati in una particolarissima variante del gioco del polo ispirata da un cartone animato.

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